Type a keyword and hit enter to start searching. Press Esc to cancel.

Categoria: Tutela proprietà industriale

segreto commerciale2Sei un’azienda che lavora con l’estero o che ci vorrebbe provare? Ti sei mai chiesto come viene protetto fuori dall’Italia il know-how della tua azienda e quale tutela viene riconosciuta alle informazioni commerciali riservate?

Innanzitutto occorre precisare che attualmente non esiste, a livello europeo, una normativa omogenea in materia di tutela del segreto commerciale, e vi sono ancora notevoli differenze in termini di protezione dei segreti commerciali tra gli Stati membri. Tali disomogeneità generano un rilevante pregiudizio alle aziende che intraprendono (o lo vorrebbero) attività commerciali nel territori di altri Stati membri.

Per arginare tali differenze normative, il 15 giugno 2016 è stata pubblicata, nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, la Direttiva (UE) 2016/943sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti” e gli Stati Membri avranno tempo fino al 9 giugno 2018 per recepirla. In ogni caso gli Stati membri avranno la facoltà di adottare una tutela più stringente del know-how, rispetto alle disposizioni “base” previste dalla Direttiva.

Nel periodo transitorio, in Italia continueranno a trovare applicazione gli artt. 98 e 99 del Codice della Proprietà intellettuale (D.lgs. n. 30/2005).

Passando all’analisi del contenuto della direttiva UE, si nota che il Legislatore comunitario ha fornito, all’articolo 2, la definizione del segreto commerciale individuandolo nelle: (i) informazioni segrete, nel senso che non sono, nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi, generalmente note o facilmente accessibili a persone che normalmente si occupano del tipo di informazioni in questione, (ii) con un valore commerciale in quanto segrete, (iii) sottoposte a misure ragionevoli a mantenerle segrete.

All’articolo 3 della Direttiva sono stabilite le condizioni in cui l’acquisizione di un segreto commerciale è da considerarsi lecita, come ad esempio quando l’informazione sia ottenuta nell’ambito di una pratica commerciale leale, o sia frutto di una scoperta o creazione indipendente o, ancora, dell’osservazione, studio, smontaggio o prova di un oggetto messo a disposizione del pubblico. Tra le ipotesi lecite anche il diritto di informazione e consultazione dei lavoratori o dei loro rappresentanti.

tutela segreto commercialeLa Direttiva (art. 4) individua le ipotesi di acquisizione, utilizzo e divulgazione illecite dei segreti commerciali, prevedendo la possibilità di attivare le tutele disciplinate nella Direttiva stessa. In linea generale, il Legislatore europeo ha ritenuto che l’acquisizione di un segreto commerciale senza il consenso del detentore è da considerarsi illecita qualora sia compiuta in uno dei seguenti modi:

a) con l’accesso non autorizzato, l’appropriazione o la copia non autorizzate di documenti, oggetti, materiali, sostanze o file elettronici sottoposti al lecito controllo del detentore del segreto commerciale, che contengono il segreto commerciale o dai quali il segreto commerciale può essere desunto;

b) con qualsiasi altra condotta che, secondo le circostanze, è considerata contraria a leali pratiche commerciali

Con riferimento, invece, alle condotte di utilizzo e divulgazione, la condotta illecita viene delineata prendendo a riferimento il soggetto agent. Quest’ultimo, infatti, dovrà soddisfare una delle condizioni previste dalla norma (art. 4 della Direttiva) tra cui l’aver acquisito il segreto illecitamente, l’aver violato un accordo di riservatezza od un obbligo contrattuale o di altra natura che impone limiti all’utilizzo del segreto commerciale.

Sono inoltre considerate illecite le condotte di chi, al momento dell’acquisizione, utilizzo o divulgazione, fosse a conoscenza o sarebbe dovuto esserlo, del fatto che l’informazione era stata precedentemente acquisita illecitamente da un terzo.

La Direttiva 2016/943 precisa ulteriormente ed espressamente che la produzione, l’offerta o la commercializzazione di merci costituenti violazione oppure l’importazione, l’esportazione o lo stoccaggio di merci costituenti violazione si considerano un utilizzo illecito di un segreto commerciale anche quando il soggetto che svolgeva tali attività era a conoscenza o, secondo le circostanze, avrebbe dovuto essere a conoscenza del fatto che il segreto commerciale era stato utilizzato illecitamente.

L’articolo 5 della Direttiva identifica invece le eccezioni all’applicazione delle misure di repressione, che sussistono qualora il presunto utilizzo del segreto commerciale sia avvenuto:

  • nell’esercizio del diritto alla libertà di espressione e d’informazione;
  • per rivelare una condotta scorretta, un’irregolarità o un’attività illecita, allo scopo di proteggere l’interesse pubblico generale;
  • con la divulgazione da parte dei lavoratori ai loro rappresentanti nell’ambito del legittimo esercizio delle funzioni di questi ultimi, conformemente al diritto dell’Unione o al diritto nazionale, a condizione che la divulgazione fosse necessaria per tale esercizio;
  • al fine di tutelare un legittimo interesse riconosciuto dal diritto dell’Unione o dal diritto nazionale.

Da ultimo, analizziamo brevemente gli strumenti che sono previsti a tutela delle situazioni di illecita acquisizione, utilizzo o divulgazione.

In ordine alle misure provvisorie e cautelari (art. 10 della Direttiva), le competenti autorità giudiziarie possano ordinare, nei confronti del presunto autore della violazione:

a) la cessazione o, a seconda dei casi, il divieto di utilizzo o di divulgazione del segreto commerciale a titolo provvisorio;

b) il divieto di produzione, offerta, commercializzazione o utilizzo di merci costituenti violazione oppure di importazione, esportazione o immagazzinamento di merci costituenti violazione per perseguire tali fini;

c) il sequestro o la consegna delle merci sospettate di costituire violazione, compresi i prodotti importati, in modo da impedirne l’ingresso sul mercato o la circolazione al suo interno.

Infine, con la decisione giudiziaria che abbia accertato l’acquisizione, l’utilizzo o la divulgazione illeciti di un segreto commerciale, le competenti autorità giudiziarie possano ordinare una o più delle seguenti misure nei confronti dell’autore della violazione:trade secret

a) la cessazione o il divieto di utilizzo o di divulgazione del segreto commerciale;

b) il divieto di produzione, offerta, commercializzazione o utilizzazione di merci costituenti violazione oppure di importazione, esportazione o immagazzinamento di merci costituenti violazione per perseguire tali fini;

c) l’adozione delle opportune misure correttive per quanto riguarda le merci costituenti violazione;

d) la distruzione della totalità o di una parte dei documenti, oggetti, materiali, sostanze o file elettronici che contengono o incorporano un segreto commerciale, oppure la consegna di una parte o della totalità degli stessi.

Le misure correttive sopra citate comprendono il richiamo dal mercato delle merci costituenti violazione, l’eliminazione dalle merci costituenti violazione delle qualità che le rendono tali e la distruzione delle merci costituenti violazione.

Rimaniamo quindi in attesa di conoscere le normative che verranno emanate da ciascun Stato membro in recepimento del contenuto della Direttiva UE.

09-Registrazione-Marchio-ModaLa funzione essenziale del marchio consiste nel garantire al consumatore o all’utilizzatore finale l’identità di origine del prodotto o del servizio contrassegnato dal marchio, dando quindi la possibilità di distinguere, senza confusione, il determinato prodotto o il servizio da quelli di provenienza diversa.

Il marchio diventa la garanzia che tutti i prodotti o servizi che ne sono contrassegnati sono stati fabbricati o forniti sotto il controllo di un’unica azienda alla quale può attribuirsi la responsabilità della loro qualità (cfr. CGCE, 12 novembre 2002 – C – 206/2001).

Oltre alla funzione principale che è quella di indicare l’origine imprenditoriale del prodotto, il marchio ha anche un valore pubblicitario per l’azienda stessa ed è in grado di portare il consumatore a pensare che tutti i prodotti recanti lo stesso marchio siano della medesima qualità di quelli precedentemente acquistati. Il marchio, inoltre, fornisce delle informazioni aggiuntive e in parte anche non direttamente collegate al prodotto stesso (es. l’adozione di procedure produttive a basso impatto ambientale, gestione eco-solidale, sistemi di qualità o di sicurezza, ecc.).

Proprio alla luce di tali (necessarie) funzioni, il Legislatore ha previsto che il marchio, per essere tale, debba soddisfare determinati requisiti. Il Codice della proprietà industriale (D.lgs. 30/2005) prevede, all’art. 7, che “Possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa tutti i segni suscettibili di essere rappresentati graficamente, in particolare le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purché siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese

I requisiti per la validità del marchio sono quindi: i) la capacità distintiva; ii) la novità e iii) la liceità.

La capacità distintiva

La capacità distintiva è l’idoneità del marchio a distinguere l’azienda e i suoi prodotti dalle aziende concorrenti.

Sono sicuramente privi della capacità distintiva, ai sensi dell’art. 13 CPI, i marchi esclusivamente costituiti dalle:

  1. denominazioni generiche di prodotti o servizi (ad es. “Gonna” per contraddistinguere una gonna, mentre è consentito il marchio “Scarpe&Scarpe” per l’accostamento delle due parole e la lettera grafica di congiunzione) o
  2. indicazioni descrittive che ad essi si riferiscono, quali i segni che, in commercio, individuano la specie, la qualità, la quantità, la destinazione, il valore, la provenienza geografica, la data di fabbricazione del prodotto o della prestazione del servizio, o altre caratteristiche del prodotto o servizio (ad es. “Jeans” per pantaloni);

La novità

Con riferimento alla novità, il Legislatore ha individuato le categorie e i casi in cui il marchio non è nuovo (art. 12 CPI), ovvero quando:

  1. consistano esclusivamente in segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o negli usi costanti del commercio (ad es. la locuzione “Ciao bella Italia” presente su capellini e magliette difetta del requisito della novità in quanto si tratta di espressioni comunemente utilizzate nel campo commerciale);
  2. è identico o simile ad un segno già noto come marchio o segno di un’altra azienda per altri prodotti affini o identici e si possa creare un rischio di confusione;
  3. è identico o simile ad un segno già noto come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio usato nell’attività economica, quando a causa della somiglianza possa determinarsi per il pubblico un rischio di confusione o di associazione;
  4. è identico o simile ad un marchio già registrato da altri nello Stato o con efficacia nello Stato (cfr. art. 12, comma 1, lett. c), d), e), (ad es., per l’abbigliamento, il marchio “Gucci” e quello “Guccini”);
  5. è identico o simile ad un marchio già notoriamente conosciuto ai sensi dell’articolo 6-bis della Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale, per prodotti o servizi anche non affini.

La liceità

Infine, l’ultimo requisito che il marchio deve avere per poter essere registrato è la liceità, ai sensi dell’art. 14 CPI. Non possono costituire oggetto di registrazione, in particolare:

  1. i segni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume (ad es. è stato dichiarato contrario all’ordine pubblico, almeno in una parte dell’Unione, il marchio “URSS”);
  2. i segni idonei ad ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica, sulla natura o sulla qualità dei prodotti o servizi (è, però, consentito se l’indicazione geografica è slegata con il luogo di origine del prodotto, ad es., abbigliamento “Australian”, penne “Montblanc”);
  3. i segni il cui uso costituirebbe violazione di un altrui diritto di autore, di proprietà industriale, o altro diritto esclusivo di terzi.

Il diritto esclusivo all’uso del marchio, e la conseguente possibilità di vietarne l’uso a terzi, è attribuito con la registrazione, anche se i diritti retroagiscono dalla data di deposito della domanda di registrazione.

La registrazione dura 10 anni a partire dalla data di deposito della domanda, salvo il caso di rinuncia del titolare. La registrazione può essere rinnovata per un numero indeterminato di volte, ogni volta per una durata di ulteriori 10 anni.

Analisi legale gratuita per la tua impresa!

 

prima analisi legale gratuita

 

Vuoi avere un’analisi legale gratuita della tua impresa?

Clicca qui e compila un questionario di 15 domande. Sulla base delle tue risposte entro 7 giorni lavorativi gli esperti di consulenza legale moda ti invieranno un primo check-up legale della tua azienda, senza alcun impegno da parte tua.

CHIUDI
mautic is open source marketing automation