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Moda sostenibile: il manichino del futuro è a basso impatto

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Parliamo di plastica e del suo elevato impatto ambientale. I materiali in plastica più comunemente impiegati sono composti da sostanze derivate dal petrolio, che risultano difficili da smaltire e in alcuni casi anche pericolose per l’ecosistema. La questione è di scottante importanza anche per l’industria della moda, che ne fa un continuo e largo utilizzo.

I manichini impiegati nell’industria del fashion e in nel retail connesso, per esempio, sono fra i prodotti che presentano le maggiori percentuali in quantità di plastica utilizzata nella loro composizione.

Tra le innovazioni nel mondo della moda che hanno dimostrato sensibilità riguardo al tema, c’è quella di un’azienda italiana specializzata in fabbricazione di manichini, busti e figurini per la vetrinistica, l’emiliana Bonaveri.

A seguito di anni di studi e ricerche che hanno rivelato la criticità dei materiali con cui vengono realizzati questi prodotti, l’azienda si è dedicata all’ideazione di un prototipo di manichino di nuova concezione. La novità sta in un sistema di innovazione tecnologica dei materiali, un biopolimero di derivazione naturale al 72% proveniente dalla canna da zucchero, e una vernice composta al 100% da sostanze organiche rinnovabili.

Il punto di partenza è stata la valutazione dell’impatto ambientale

manichino2Nell’ambito dell’ideazione del prototipo del manichino, quattro anni orsono – nel 2012, l’azienda aveva avviato un’indagine che è poi scaturita in un progetto di ricerca con il Politecnico di Milano, di analisi del ciclo di vita del manichino, con lo scopo di valutare la sostenibilità del progetto di realizzazione del figurino, in altre parole di misurare l’impatto sull’ambiente della sua filiera di produzione. E’ stata presa in considerazione ciascuna fase di realizzazione del manichino, dalla progettazione alla spedizione finale, inclusa quella del suo smaltimento.

Il Politecnico di Milano, con il Gruppo di Ricerca DIS (Design and system Innovation for Sustainability) del Dipartimento DESIGN LeNS (Learning Network of Sustainability) ha portato avanti il progetto di ricerca valutativa del nuovo manichino, effettuando misurazioni dell’impronta ambientale dei processi produttivi dell’azienda, e arrivando a definire delle linee guida improntate a una sua progressiva riduzione sull’ecosistema (coerentemente con la normativa ISO 14062 – “Gestione ambientale – Integrazione degli aspetti ambientali nella progettazione e nello sviluppo del prodotto”).

In particolare il gruppo di ricerca, coordinato dal Prof. Carlo Vezzoli, si è servito della metodologia della Life Cycle Assessment (LCA | norme ISO 14040, 14044, 14045, 14047, 14048, 14049) in grado di individuare distintamente i vari impatti in relazione alle fasi del ciclo di vita di un prodotto.

La maggiore criticità rappresentata dalla scelta della materia prima

L’elemento che si è rivelato decisivo nella valutazione di impatto ambientale del nuovo manichino condotta dal Politecnico è quello dei materiali impiegati, sotto il profilo della loro composizione e comportamento alla lavorazione, e considerando lo smaltimento degli stessi a fine ciclo di vita del prodotto.

Si è così lavorato con istituti di ricerca specializzati nei biopolimeri, arrivando a mettere a punto una bioplastica caratterizzata da un’elevata percentuale di materia naturale di origine organica (il 72%) che la rende un materiale altamente biodegradabile.

B Plast ®

Quattro anni di ricerche sono risultate nella selezione e registrazione di un biopolimero in PLA[1] quale materiale più adatto ad essere impiegato in un processo produttivo come quello dei manichini.

Quanto alla composizione, si tratta di una bioplastica composta per il 72% di un derivato della canna da zucchero che ha ottenuto la certificazione OK BIOBASED 3 stelle dall’ente di certificazione belga Vinçotte. Al termine della propria vita utile il manichino dismesso biodegrada[2] rilasciando anidride carbonica, CO2 (la stessa che la canna da zucchero ha assorbito nella sua fase vegetativa) e acqua.

B Paint ®

manichino3Per la verniciatura dei manichini è stata messa a punto una vernice composta al 100% da materie prime di origine organica, nella cui formulazione non è stato incluso alcun tipo di sostanza proveniente da petrolio. Ciò rappresenta un’innovazione assoluta perché rende possibile usare vernici naturali con risultati in termini di performance di qualità ed estetica paragonabili a quelli con impiego di prodotti a base petrolchimica.

La vernice impiegata sul nuovo manichino è prodotta dalla sintesi di scarti di resine di piante, olii vegetali, tensioattivi di origine vegetale che non contengono fosforo e da solventi di origine 100% vegetale da estratti da bucce di agrumi ottenuti con sistemi fisici, con sostanze essiccanti basate su una nuova tecnologia in acqua (e prive di sali di Cobalto e nafta).

Dall’analisi di Life Cycle Assessment del Politecnico è emerso che nel complesso, i materiali impiegati e processo produttivo del manichino di nuova concezione hanno un’impronta sull’ambiente ridotta rispetto ai manichini tradizionali realizzati in vetroresina e polistirene, considerando il loro intero ciclo di vita. In particolare i materiali biodegradabili individuati e scelti per essere impiegati nella produzione del manichino, hanno mostrato evidenza di notevole riduzione di emissioni di CO2 paragonati ai processi con impiego di plastiche di origine petrolchimica, una volta smaltiti, inoltre, possono essere reimmessi nel ciclo di vita successivo, impiegabili nuovamente per un’altra produzione.

manichino4

L’innovazione tecnologica presentata potrebbe portare un cambiamento nel settore dei manichini, una parte del fashion system, partendo dal presupposto che la sostenibilità non si limita soltanto al prodotto finito e alla sua lavorazione ma è un concetto molto più ampio che riguarda la filiera e il coinvolgimento di ogni aspetto e di ogni categoria di portatori di interessi coinvolti. Altrettanto importanti sono i meccanismi di distribuzione, per la sensibilizzazione dei consumatori oltre che degli altri attori del sistema, in termini di consapevolezza e responsabilità.


[1] Il PLA (Polylactic Acid) è l’acido poli-lattico, un particolare tipo di polimero di derivazione organica vegetale, da piante come il mais, il grano o la barbabietola, in quanto maggiormente ricche di zucchero naturale (destrosio).

Il destrosio gioca un ruolo determinante nella produzione di questo materiale. Esso viene convertito in acido lattico attraverso un processo di fermentazione e, successivamente, in polimeri versatili, che possono essere utilizzati per produrre resine simili alla plastica o alle fibre.

Il PLA è un materiale estremamente sostenibile perché prodotto da risorse naturali e rinnovabili. Inoltre, una volta giunti a fine del loro ciclo di vita, i prodotti realizzati in questo materiale, biodegradano completamente, e risultano totalmente compostabili.

[2] I materiali biodegradabili si decompongono naturalmente in parti estremamente piccole, grazie a una attività biologica e a mutamenti nella struttura chimica del materiale. Invece, i materiali che esposti a determinate condizioni si decompongono totalmente, non lasciando nessun residuo visibile o tossico, sono definiti compostabili. Un ramoscello di quercia, ad esempio, non è compostabile perché si decompone troppo lentamente. In altre parole, il compostaggio è un processo di completa biodegradabilità.

Occorrono circa 6-8 settimane per decomporre un oggetto in PLA all’interno di strutture industriali di compostaggio. In condizioni ottimali, i prodotti in PLA si decompongono in 8-12 settimane.

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